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L'ERA DEL COACHING

Blog

 

 

OSSERVATORI O PARTECIPATORI DELLA REALTA'?

Cristina Campofreddo

Sta emergendo sempre più a livello scientifico, la convinzione che la nostra vita sia come una immensa rete.

“Negli ultimi anni sono state fatte molte scoperte sorprendenti. I ricercatori e gli scienziati più avanzati oggi vedono nell’Universo incredibili relazioni quantiche.

Ogni particella che abbia assunto lo stesso stato quantico di un’altra resta collegata a quest’ultima in maniera non-locale.  Sembra che a livello cosmologico esistano gli stessi collegamenti sottili, di là dello spazio e del tempo, osservati in campo quantico. 
Legami altrettanto sorprendenti emergono all’interno degli organismi viventi e tra l’organismo e il suo ambiente.

Connessioni transpersonali ”collegano la consapevolezza degli individui alla consapevolezza e al corpo di altre persone, a prescindere dal tempo e dalla distanza” (E. Laszlo, Scienza e Conoscenza n. 27/2009).

Anche il fisico e matematico Erwin Schoedinger (quello dell’esperimento del ‘gatto di Schroedinger”), Premio Nobel per la fisica nel 1933, dichiara che la pluralità di oggetti che percepiamo è soltanto una apparenza, non è ‘reale’.

David Bohm, fisico quantistico, evidenzia l’unità della vita: “L’Universo è in realtà un ologramma gigantesco e splendidamente dettagliato. Sono gli elettroni che, con i loro balzi quantici, conferiscono massa e volume al nucleo dell’atomo dandoci la percezione della solidità dei corpi di materia. La separazione delle particelle subatomiche è in realtà una illusione”.

Il fisico H. Pagels afferma che "la vecchia idea che il mondo esista effettivamente in uno stato definito non è più sostenibile. La teoria quantistica svela un messaggio interamente nuovo: la realtà è in parte creata dall'osservatore.
Se la mente dell’osservatore, con la sola intenzione di osservare, incide sulla realtà di quanto osservato, ciò vuol dire che il nostro pensiero e le nostre intenzioni hanno una influenza sulla materia che compone la nostra struttura.

La realtà materiale non può essere più intesa come qualcosa ‘al di fuori di qui’, l’osservatore non è separato.
La vecchia parola ‘osservatore’ deve essere sostituita con il termine ‘partecipatore’, afferma il fisico John Wheeler.

Allora, per cambiare l’ambiente esteriore, è necessario cambiare l’ambiente interiore.

Non abbiamo bisogno di comprendere perchè abbiamo fatto una determinata cosa, perché abbiamo assunto un determinato comportamento per poter cambiare la nostra vita.
Non abbiamo bisogno di indagare sulle motivazioni del passato con un approccio psicoanalitico, con innumerevoli sedute durante le quali scavare nel passato alla ricerca di una chiave di lettura.

Per dare la luce ad una vita nuova, migliore e appagante, abbiamo bisogno di cambiare il nostro ambiente interiore, e ciò si rifletterà sul nostro mondo ‘esteriore’. Secondo le nuove consapevolezze scientifiche, non vi è separatezza tra i due.

Quindi, uno spostamento nelle nostre percezioni, nei nostri pensieri, nelle nostre credenze equivale a modificare ciò che essi producono all’esterno, nelle nostre vite. In fondo, è semplice.

L’unica difficoltà è … cambiare la nostra abitudine di pensiero!
E’ attraverso l’approccio del coaching che questo può avvenire.

Cambiare significa usare pensieri nuovi, tracciare solchi mai tracciati, utilizzare nuovi verbi, nuovi vocaboli che producono nuove emozioni e nuovi collegamenti neuronali. Senza necessità di spiegazioni, che andrebbero a rafforzare i vecchi collegamenti nel nostro cervello che non ci servono più, gli schemi passati vengono abbandonati.

Allora, quando il processo è stato attivato nel breve arco di un numero definito di sedute di coaching, l’individuo entra pienamente nella sua nuova realtà e prosegue con nuove energie. 

Il coaching come un trampolino per un tuffatore: una spinta nel grande mare della vita, dove muoversi con fiducia e dove il trampolino non serve più.