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L'ERA DEL COACHING

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ENTANGLEMENT E NON-LOCALITY: PERCHE’ RIGUARDANO LA NOSTRA FELICITA’?

Cristina Campofreddo

La visione parziale della realtà esteriore elaborata dai cinque sensi è stata superata da una scoperta, quella del fenomeno chiamato entanglement.
L’entanglement “denota uno stato prettamente fisico di legame indissolubile tra due particelle elementari – come ad esempio due elettroni o due fotoni – che hanno interagito almeno una volta
”.

Per qualche strana ragione, nella tradizione occidentale esiste la percezione che la materia possa essere di supporto della mente, ma che la mente non abbia diretta influenza sulla materia.
Le scienze cognitive ci hanno fatto comprendere che non è così. Ci siamo sbagliati.

Vi sarebbe inoltre un altro elemento, una dimensione unitaria, una Mente “non locale, cioè una mente non localizzabile nel tempo e nello spazio”.
Credo profondamente che viviamo ora in tempi straordinari, le antiche filosofie hanno incontrato la scienza, la fisica quantistica ha illuminato la ragione.
Il vuoto e la solidità non esistono e questo … dovrebbe tranquillizzarci.
Il vuoto è allora il regno dove nascono i quanti, ovvero le particelle elementari, e dove ogni particella ed essere vivente sono connessi.

Che idea si erano fatti gli antichi filosofi di tutto questo?
Gli antichi greci notarono che l'apparenza poteva ingannare e che doveva essere compresa per delineare la realtà dietro l'apparenza stessa.
Parmenide dà un radicale suggerimento e afferma che tutti i cambiamenti sono un'illusione e che la vera realtà è eternamente immutata e di una natura singola.
Nel V secolo d.C., il filosofo buddhista Dignaga affermò che l'atomo è un punto adimensionale fatto di energia. Negò quindi l'esistenza di una sostanza materiale e affermò che il movimento consisteva in flash momentanei di un flusso di energia.

Chiamiamo un altro grande e lasciamolo parlare, Albert Einstein: “Dobbiamo stare attenti a non fare dell’intelletto il nostro dio. La mente intuitiva è un dono sacro e la mente razionale è un fedele servo. Noi abbiamo creato una società che onora il servo e ha dimenticato il dono”.
La società ora sta cambiando: “sembra che la scienza stia finalmente bussando alla porta della spiritualità“ (Stanley Krippner).

“La Felicità nel cambiamento” (un ebook scritto a più mani, tra cui Mikhail Gorbaciov, Fritjof Capra, Deepak Chopra) riporta: “Alcune cose che crediamo vere, che guidano le azioni e le aspirazioni del mondo contemporaneo, si rivelano oggi seriamente obsolete e altamente contro produttive”.

Gli schemi collettivi di interpretazione della realtà nei quali siamo stati immersi, i modelli che ancora ci condizionano hanno bisogno di essere sostituiti: sono incompleti, talvolta profondamente errati.
La nostra attuale società lo ha percepito, la mega-crisi globale che stiamo attraversando ne è una manifestazione. Una manifestazione davvero evidente!

Sappiamo che l’uomo influenza la realtà esterna anche tramite la vita interiore, con i suoi pensieri e le sue intenzioni. Sappiamo che la Natura non è un insieme di oggetti separati e indipendenti da noi.
Abbiamo capito che gli esseri umani non sono divisi e separati tra loro, come ci appare alla vista.

La domanda è: cosa vogliamo fare di queste nuove informazioni, di queste verità?
Quanto ancora vogliamo attendere?
Quanto tempo ancora abbiamo bisogno di rimanere impigliati in questo vecchio paradigma?